Della poesia di Orazio quale quietivo della volontà

 

Letteratura | Filosofia | Lingue

 

Elena Pedroni, 2001 | Gnosca, TI

 

I deal with a philosophical exegesis of Horatian corpus through the Schopenhauerian System, investigating two issues in particular. Firstly, I highlight a poetic problem, trying to find out the hints for an Epistemological-Metaphysical justification of poetic value, therefore justifying the relevance that the poetic act has for Horace. Secondly, I try to explain his attempts of practical philosophy, consequently clarifying why vivid descriptions of emotions are missing in his poetry and what criterium he uses to judge the pleasures.

Argomento

Oggetto del presente lavoro è una lettura del corpus oraziano che si serve del sistema filosofico di Schopenhauer, sotto l’ipotesi che questo possa contribuire ad interpretarlo. In primo luogo, si cerca in esso una giustificazione del fatto che la poesia possa essere ritenuta benefica, per comprendere per quale motivo Orazio ripeta più volte che essa alleggerisca i propri affanni. Secondariamente, si vuole spiegare la ragione per la quale nella sua poesia manchino vive descrizioni dei propri sentimenti; si tenta pertanto di delineare i contorni della sua filosofia pratica, partendo dal criterio con il quale egli giudica i piaceri.

Metodologia

Il metodo usato è quello dell’indagine testuale, con particolare considerazione delle fonti primarie. La prima parte del lavoro si concentra sulla questione poetica, e sono analizzate quattro diverse teorie dell’arte (di Platone, di Aristotele, dell’Anonimo del Περὶ ὕψους e di Schiller), che non risultano spiegare il senso della poesia di e per Orazio. In questo modo si riesce a sottolineare l’importanza del contributo dato in questo senso da Schopenhauer, che poi è analizzato in forma analoga. Nella seconda parte si considera la questione filosofica: si tenta anzitutto di spiegare, nuovamente attraverso le considerazioni schopenhaueriane, il modo in cui Orazio si relaziona ai piaceri, dovuto a una più ampia matrice di convinzioni filosofiche pratiche, la quale parimenti si cerca di chiarire. Si analizzano infine le riflessioni in materia di Platone, di Aristotele, di Aristippo, di Epicuro, di Lucrezio e di Agostino, che mostrano di non essere adeguate per comprendere Orazio.

Risultati

La teoria dell’arte schopenhaueriana consente di ritenere benefica l’arte in quanto tale, attraverso una giustificazione gnoseologico-metafisica che prescinde dall’estetica. Pertanto, si riesce a capire per quale motivo Orazio possa essere spinto a chiamare la poesia dulce lenimen laborum, sollievo degli affanni. Inoltre, la descrizione che Schopenhauer dà del concetto di volontà permette di ipotizzare che Orazio stesso ne abbia avuto una sorta di intuizione, in ragione della quale orienterebbe il suo modo di vivere. Supponendo poi che la sua filosofia pratica poggi su questa intuizione, diviene possibile comprendere il criterio con il quale egli giudica la liceità dei piaceri – che resterebbe incompreso da ognuno dei confronti fatti con le diverse correnti di pensiero. Parimenti, si può in tal modo giustificare l’assenza di trasporto dei carmi, poiché essa stessa sarebbe dovuta a questa concezione filosofica del poeta.

Discussione

Ad entrambe le questioni poste si è trovata una risposta in accordo con l’ipotesi fatta inizialmente per la quale Schopenhauer sembrava rivelarsi utile per la comprensione del corpus oraziano. L’importanza del confronto istituito risulta poi ancor più notevole se si tiene conto del fatto che ogni altro autore considerato non ha potuto ritenersi similmente adatto al fine.

Conclusioni

Alla luce del lavoro svolto sembra possibile ritenere che il sistema schopenhaueriano contribuisca non poco a chiarire rilevanti elementi della poesia di Orazio. Oltre a ciò, si può concludere che Orazio paia rappresentare un unicum nella tradizione poetica, in quanto, come si mostra, egli sembra ricusare di rappresentare vivamente e direttamente il fenomeno di affermazione della volontà.

 

 

Valutazione del lavoro espressa dall’esperto

Prof. Dr. Andrea Balbo

Il lavoro della candidata si propone come un tentativo coraggioso e originale di rileggere la poesia oraziana alla luce del pensiero filosofico di Schopenhauer, una prospettiva che non ha precedenti significativi in letteratura. La revisione seguita alla prima fase ha prodotto i frutti con un imponente aggiornamento bibliografico che rende ora la relazione della signorina Pedroni un testo molto interessante, curioso, per certi versi anche provocatorio dal punto di vista filosofico e letterario e che mostra nella studentessa una non comune conoscenza del greco e del latino.

Menzione:

eccellente

Sonderpreis Schweizer Jugend forscht „Musik“ – Lucerne Festival

 

 

 

Liceo cantonale di Bellinzona
Docente: Genny Carella